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Torino : Einaudi, 1998
Abstract: In un tempo e un luogo non precisati, all'improvviso l'intera popolazione diventa cieca per un'inspiegabile epidemia. Chi è colpito da questo male si trova come avvolto in una nube lattiginosa e non ci vede più. Le reazioni psicologiche degli anonimi protagonisti sono devastanti, con un'esplosione di terrore e violenza, e gli effetti di questa misteriosa patologia sulla convivenza sociale risulteranno drammatici. I primi colpiti dal male vengono infatti rinchiusi in un ex manicomio per la paura del contagio e l'insensibilità altrui, e qui si manifesta tutto l'orrore di cui l'uomo sa essere capace. Nel suo racconto fantastico, Saramago disegna la grande metafora di un'umanità bestiale e feroce, incapace di vedere e distinguere le cose su una base di razionalità, artefice di abbrutimento, violenza, degradazione. Ne deriva un romanzo di valenza universale sull'indifferenza e l'egoismo, sul potere e la sopraffazione, sulla guerra di tutti contro tutti, una dura denuncia del buio della ragione, con un catartico spiraglio di luce e salvezza. BIBLIOGRAFIA SFIDA ALL'ULTIMO LIBRO 2012-2013
17 gennaio 2026 alle 18:28
Un uomo diventa cieco, dopo di lui, come un’epidemia, la cecità si diffonde tra tutti gli abitanti. Non c’è motivazione che riesca a spiegare il fenomeno. C’è solo il dopo, e dopo è il caos.
Solo una donna resta immune ai sintomi del contagio e diventa la testimone di quello che accade; la violenza e il degrado privano gli abitanti di ogni dignità, rendendoli selvaggi e feroci; la crudeltà e la sopraffazione dilagano.
Un romanzo crudo che pone il quesito morale: siamo diventati ciechi, o siamo persone che se pur dotati di vista, non vedono?
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